|
Chi siamo?
Luca Gariboldi e Roberta RemigiSiamo due studenti del corso di Relazioni Pubbliche e Pubblicità dell'università IULM di Milano, questo blog è stato creato come progetto editoriale per il Laboratorio di Giornalismo e New Media . Tutti i contenuti del blog, il layout, le immagini e i video sono stati realizzati da noi. Cos'è "Rassegnati alla stampa"?
"Rassegnati alla stampa" è il nostro progetto editoriale. Abbiamo deciso di affrontare i temi di attualità insieme a chi vive l'italia da un'altro punto di vista. Abbiamo scelto di affrontare la realtà della stampa italiana non solo dal punto di vista giornalistico ma anche da quello critico, per conoscere un'opinione diversa da quella che siamo soliti leggere. I nostri articoli
Cronaca: Bacco Tabacco E...rasmus Politica: Lega al governo, partono le ronde? Estero: Polonia rubacuori Cinema: Senti chi parla, al cinema Sport: Calcio e Pugni VideoIntervista
Galleria Immagini ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Links
Università IULM Splinder Flickr Youtube Corriere Giornale Repubblica Expats in Italy
Commenti Recenti
blackdalila in Videointervistautente anonimo in BENVENUTI utente anonimo in BENVENUTI utente anonimo in BENVENUTI cupcakes in Lega al governo, ini... utente anonimo in Lega al governo, ini...
Archivio
settembre 2008 giugno 2008
Categorie
aerolineas argentinasalitalia argentina burkina faso calcio carol wojtyla cinema cinema africano cronaca discoteca erasmus feste immigrazione integrazione lavoro lega nord milan milano notizie dal mondo papa benedetto xvi papa giovanni paolo ii perù politica polonia romania spagna stadio televisione cultura africa trasporti vargas roma viaggi viaggi attualitò videointervista
COUNTER
Orologio
Google
|
|---|
lunedì, 08 settembre 2008
Rubiru wrote at 16:51 Ibrahim – Senegal – Impiegato presso l’Università IULM. Da quanto sei qui e come ti trovi in Italia? Sono qui da otto anni e devo dire che mi trovo bene. All’inizio ho trovato qualche difficoltà di integrazione nell’ambito del lavoro, ma credo sia normale. L’importante è crederci ed andare avanti, alla fine i risultati arrivano. Prima di venire in Italia ho studiato bene la cultura e la società, mettendo un occhio di riguardo all’ambito professionale. Tutto questo mi ha assolutamente aiutato ad integrarmi. Anche per il lavoro, mi sono preparato al mio paese, studiando molto e facendo così in modo di non dover sommare altre difficoltà a quelle ovvie portate da un cambiamento così radicale. Insomma, laureandomi in Scienze e Tecnologie dell’informazione mi sono costruito una base solida per lavorare in questo ambito. Dato che lavori nella sezione di Cinema, ci puoi spiegare com’è vissuta quest’arte da voi? Anche da noi il cinema ha sempre fatto parte della nostra cultura, come del resto in moltissimi altri paesi. Pensiamo agli anni ’60 e a Sembène, che è il pioniere del cinema sia senegalese che africano. Detto ciò, bisogna sottolineare che non è a portata di tutti ma è considerato un ambiente per soli ricchi ed entrarci è davvero molto difficile. Solo negli ultimi anni si stanno sviluppando delle scuole di cinema che possano dare all’ambiente un più ambio respiro, e questo è sicuramente un fatto positivo. Ma quindi, da voi, il cinema è più un prodotto Nazionale o viene per la maggior parte importato? Il nostro cinema è molto attaccato alla nostra realtà politica ed internazionale e la percentuale di film Americani sul grande schermo è molto bassa. Il confronto all’Italia il nostro è un discorso molto più identitario. I problemi dell’Africa, i conflitti culturali e la sfera economica non hanno nulla a che vedere con l’Italia ed in generale con tutta l’Europa o l’America cosa che invece tra di voi avviene. Credo sia per questo che ci rivolgiamo maggiormente al nostro cinema e badiamo poco a quello degli Stati Uniti. Il cinema riflette la cultura, ed è quindi normale che la maggior parte dei prodotti siano nazionali. Oltretutto è stata creata una specie di Hollywood Africana situata in Burkina Faso dove si svolgono vari festival che raggruppano tutti i paesi del continente. In questo modo vengono molto aiutati i ragazzi che vogliono lanciarsi nel cinema. In Italia i film nazionali, invece, passano più che altro in televisione. In Senegal che ruolo svolge il piccolo schermo? La situazione è completamente opposta. Anche noi abbiamo i telefilm, ma nel nostro caso la maggior parte dei programmi è straniera. E’ una vera e propria invasione e ritengo che questo sia un grosso problema. La televisione propina una cultura differente dalla nostra e la sua utenza sta aumentando sempre di più. Per fortuna, il cinema mantiene ancora le sue radici, altrimenti sarebbe una grossissima perdita. Per la televisione, questo assalto dipende dalla possibilità di mezzi, perché noi non abbiamo i budget a disposizione per contrastare le super potenze straniere. Quindi voi importate pochissimi cinema. Per quanto riguarda l’esportazione invece? L’esportazione passa per la promozione nelle manifestazioni, come ad esempio il Festival del Cinema Africano che si tiene a Milano, oppure quello in Burkina di cui parlavo prima, affiancato a quello di Carthage. Il nostro cinema parla della nostra cultura, ed è quindi giusto che venga promosso nell’ambito di appositi festival in cui si esporta non una singola opera, ma una porzione di cultura africana. Il nostro cinema sembra anche in fase di sviluppo. Basta vedere il riscontro sempre maggiore di pubblico che questi festival ricevono, scatenando poi dibattiti sempre molto interessanti. Ovviamente chiunque può partecipare ed è sempre un piacere vedere assieme italiani ed immigrati e scoprire questi eventi anche come luogo di incontro e di aggregazione. Ma alla fine, in Italia, vai al cinema o preferisci guardare i film a casa? Personalmente preferisco guardarli a casa ma legalmente, in cassetta, in dvd o tramite Sky. E’ raro che io riesca ad andare al cinema a causa dei miei impegni e del fatto che, a dire il vero, sono molto pigro e preferisco rimanere tra le mura domestiche. Questa mia scelta non è legata al costo, dato che più o meno un biglietto ha lo stesso prezzo che da noi, ovviamente relazionandolo al costo della vita. Un dettaglio che non ho detto però, è che ultimamente in Senegal molte sale stanno chiudendo a causa della concorrenza della televisione e, soprattutto, della pirateria. Paradossalmente l’industria cinematografica si sta sviluppando ma si fa sempre più fatica a trovare i luoghi dove proiettare le opere prodotte che trovano spazio nei cineforum e nei festival. Se continua così, si rischia che la televisione e la pirateria ammazzino il cinema. ![]() |
|---|