Chi siamo?
Luca Gariboldi e Roberta Remigi
Siamo due studenti del corso di Relazioni Pubbliche e Pubblicità dell'università IULM di Milano, questo blog è stato creato come progetto editoriale per il Laboratorio di Giornalismo e New Media .
Tutti i contenuti del blog, il layout, le immagini e i video sono stati realizzati da noi.

Cos'è "Rassegnati alla stampa"?
"Rassegnati alla stampa" è il nostro progetto editoriale.
Abbiamo deciso di affrontare i temi di attualità insieme a chi vive l'italia da un'altro punto di vista. Abbiamo scelto di affrontare la realtà della stampa italiana non solo dal punto di vista giornalistico ma anche da quello critico, per conoscere un'opinione diversa da quella che siamo soliti leggere.

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Cronaca: Bacco Tabacco E...rasmus
Politica: Lega al governo, partono le ronde? Estero: Polonia rubacuori
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venerdì, 19 settembre 2008
Rubiru wrote at 10:22

Altri articoli: Atomo del male Peace Reporter

Esempio di proteste sindacali per il caso Alitalia: Youtube


Sebàstian – 22 – Argentina –Studente

Da quanto sei a Milano e come ti trovi?

Abito in Italia da 8 anni e sono a Milano da 3. Ho iniziato a frequentare lo IULM 2 anni fa e sto per iniziare il terzo anno d'Interpretariato e Comunicazione. Mi trovo abbastanza bene in genere, venendo da una grande città come Buenos Aires è normale che preferisca vivere in una grande urbe. Anche se ci sono delle cose che, purtroppo, non mi accontentano del tutto. Ad esempio i trasporti.

Credi che a Milano i trasporti non siano adeguati?

Mi sembrano scarsi rispetto alla domanda che c'è. Gli ambientalisti si lamentano che in pochi usano i mezzi, ma spesso capita di dover entrare ammucchiati all'autobus o al tram. Ce ne son pochi e in cattivo stato paragonando MIlano ad altre città importanti d'Europa, Ciò non toglie che, rispetto a Buenos Aires, sia messa meglio. Milano è una città più piccola, parliamo della metà della popolazione come agglomerato urbano. A Buenos Aires fare 10 isolati a piedi, viaggiare per oltre un'ora per andare a lavorare o a lezione, sono cose del tutto normali. Questo dipende anche dalla disponibilità economica che da noi si è molto ridotta rispetto agli anni '90. Per dire: la metro progettata per Buenos Aires circa dieci anni fa era molto più vasta della rete attuale. Qui le risorse economiche ci sono, ma sembra che solo dopo l’assegnazione dell’Expo abbiano iniziato a darsi una mossa per i trasporti.

Prendendo spunto dai mezzi pubblici e passando a un livello più generale, ti piace viaggiare?

Sono un nomade: adoro viaggiare. Su questo versante i trasporti funzionano meglio che in Argentina, per fortuna. C'è una rete tranviaria che funziona bene, anche se è piuttosto indietro rispetto ad altre nazione dell'Europa occidentale. Da noi i treni sono in uno stato veramente precario, al punto che averne regionali come quelli presenti qui sarebbe un lusso. Addirittura c'è in corso un progetto per un treno ad alta velocità che passerebbe da sole 4 città, nonostante che per rinnovare quella già esistente ci vorrebbero molti meno soldi e ci sarebbero vantaggi per molte più persone. Cose del genere qui non capitano. Inoltre ci sono molte più compagnie aree per spostarsi ed è veramente comodo e con tariffe accessibili. In Argentina i prezzi in rapporto ai guadagni sono più elevati, non esistono i vettori low-cost, e quelli che ci sono, sono messi male, più o meno come Alitalia in questo periodo...

A proposito di Alitalia, sappiamo che anche in Argentina esiste una situazione simile…

Esatto, ma non solo. Si tratta sia della compagnia più importante che fa voli internazionali, Aerolineas Argentinas, sia di quella di voli locali, Austral. Negli anni '90 sono state privatizzate, le hanno vendute ad Iberia e da lì sono molto peggiorate. Di recente le avevano acquistate da una cordata d'investitori spagnoli e, a quanto pare, ora che hanno un debito di centinaia di milioni di dollari, il governo argentino le vuole riacquistare. Anche se, secondo le malelingue, si sarebbero messi d'accordo col governo i sindacati per boicottare gli investitori. A mio parere anche se l’Alitalia subisse una privatizzazione dovrebbe richiedere un minimo di tutela allo stato.

Pensi che i problemi di cui mi parli derivino direttamente dalla crisi economica che tempo fa vi ha investiti?

C'è stata un'influenza, sì. Dal momento in cui la moneta subisce una svalutazione in pochi mesi del 200% e oltre, è naturale. Ma questo è successo nel 2001 eppure Aerolineas stava peggiorando già da prima. Il che vuol dire che non c'è stata una buona gestione dopo la privatizzazione, poichè in molti affermano che andasse meglio prima di essere venduta ad Iberia. Ciò vuol dire che non c'è stata una tutela da parte dello stato argentino nè al momento della sua (s)vendita, nè dopo. Posso raccontarvi un paio d'esperienze con Aerolineas prima e dopo la crisi del 2001: da bambino una volta stavo viaggiando con Aerolineas e un'hostess ci ha fatto fare l'atterraggio in prima classe... Rimasi stupito dal fatto che le poltrone erano ridotte molto male. L'ultima volta che ho viaggiato con loro, a parte che per un ritardo di 4-5 ore mi hanno quasi fatto perdere la conessione a Buenos Aires, mi hanno aperto e rubato il contenuto di una valigia, pari a un valore di circa mille euro; mi volevano restituire solo poco più di cento dollari e se, e solo se, mi presentavo personalmente nella sede di Buenos Aires, cosa che non ho potuto fare per questioni di tempo. Anni dopo la crisi, un mio amico, viaggiando sempre con Aerolineas, mi ha raccontato che non c'era nè vino, nè birra coi pasti. Dunque prima andava male e ora peggio. E il governo di turno ne vuole aprofittare acquistando l'impresa.


Ma secondo te, è così importante avere una compagnia di bandiera per uno stato?

Certo che lo è. Chi viaggiava verso l'Europa dall'Argentina, doveva per forza fare scalo a Madrid. Non c'erano voli diretti ad altri posti. La compagnia veniva lasciata in secondo piano dietro Iberia ed è stato anche quello a segnarne il declino. Si tratta anche di una questione di prestigio e di lavoro. Un'azienda pubblica non ha tanti problemi se ha più impiegati, dato che cerca di dare lavoro; lo stesso discorso non vale per un'azienda privata. Nel caso dell'Alitalia, c'è da dire che, al di là della politicizzazione che sta subendo il caso, nessuno l'ha saputa gestire bene. In questo caso si può pensare a privatizzare mentre Aerolineas non andava così male, e per questo è stata venduta. Io mi auguro che se succede la stessa cosa con l'Alitalia, non si ripeta tutto il caso Aerolineas, perchè ci rimetterebbe la popolazione a causa dei sindacati (che hanno un gran potere pure nel caso del vettore sudamericano) e il loro mancato accordo con lo stato. Magari ora per gli italiani è difficile rendersi conto di quanto importante sia avere una compagnia aerea integra, ma forse, se la perdessero potrebbero cambiare idea.

In poche parole, guardare a ciò che è accaduto in passato oltre oceano non ci farebbe male…

Credo di no. Ma, ahimè, più che cercare d'imparare da casi un pò simili, il vostro problema sta deviando un dibattito sulla politica. Quando si sente parlare al TG di Alitalia, si sentono tanti discorsi di politici, ma da parte mia non ho sentito nessuno di loro rammentare cos'è successo con Aerolineas. Poi voi italiani se c'è da lamentarsi, vi lamentate perché c'è un sistema democratico non incentrato su una sola figura. Non avete idea della corruzione che c'è in Sudamerica e, nonostante ciò, nessuno si lamenta. Figuriamoci se la gente si lamenta per un'azienda fra tante che viene "regalata", quando non si lamentano di cose più gravi. Poi, secondo le indiscrezioni, Aerolineas è stata venduta con delle tangenti in mezzo, il che non sarebbe per nulla strano per il nostro paese. Ora il mezzo forse più utilizzato per viaggi a volte anche di lunga distanza è il pullman. Questo perché abbiamo una rete ferroviaria penosa e perché i vettori aerei sono molto cari e di scarsa qualità. Quelli che si lamentano sono pochi, per cose del genere da noi vige la legge dell'omertà. Ma anche se gli argentini protestassero, il governo non li ascolterebbe. Un esempio: nonostante ci fosse stata un'iniziativa via internet per raccogliere un milione di firme contro il progetto dei treni ad alta velocità, a favore di rinnovare la rete ferroviaria esistente (iniziativa che peraltro ho firmato), il governo non sembra avere l'intenzione di cambiare idea.




martedì, 09 settembre 2008
Rubiru wrote at 07:58

Articoli sull'argomento:
Repubblica Corriere della Sera

Esempi di rissa in uno stadio Sud Americano:
Youtube ABC FoxNews


Irwin - 18 anni - Perù - Studente

Iniziando a parlare di calcio, tifi qualche squadra italiana?

Si, tifo la Roma ma soltanto perché, quando sono arrivato in Italia, Battistuta giocava nei giallorossi. Oltretutto, dato che in Perù si segue molto il campionato Italiano (come quello spagnolo e inglese), ero già simpatizzante verso la squadra della capitale.Poi ho scoperto la sua lunga carriera alla Fiorentina, ma ormai avevo fatto la mia scelta

In Italia sei mai stato allo stadio?

A San Siro a vedere Milan Catania e a tifare per Vargas, un mio connazionale, molto famoso nel nostro paese. Volevo fare anche qualche foto e scambiare qualche parola con lui, ma nonostante fossi al primo anello arancione non sono riuscito. C'è molta sicurezza negli stadi, qui a Milano.

Ci sono differenze nel modo di vivere questo sport tra Itala e Perù?

Da noi è più legato all'identità e ci sono molti più rischi. Andare allo stadio è pericoloso e i tifosi causano molti problemi, arrivando anche a uccidere tifosi avversari con coltelli e spranghe. In special modo in certe partite, tra cui il derby tra Alianza Lima e Universitario de Deportes, Io sono Alianzista ma da piccolo andavo allo stadio con mio zio che era dell'altra squadra e, per evitare di rischiare la vita, ero costretto a fingere di tifare per l'Universitario. Se non avessi fatto così avrei rischiato la morte, poco importa l'età.

Lo stato non prende provvedimenti?

Più che altro fa finta. La polizia c'è, ma è assolutamente insufficiente, non c'è mai sicurezza e la maggior parte delle partite si concludono con dei problemi o con degli scontri tra tifoserie.

Come in Italia, la rivalità è dovuta anche a fatti politici?

No, questo no. In Perù la politica è nettamente separata dal calcio e non c'è nessun presidente che si occupa di entrambe le cose come invece fa il presidente del Milan. In Perù l'unica motivazione per questi scontri è la pura e semplice rivalità tra le varie squadre, e per questa futile motivazione si litiga e ci si ammazza.

Quindi il tifo viene vissuto anche fuori dallo stadio?

Certo, spesso i tifosi si raggruppano assieme prima della partita e percorrono anche chilometri a piedi prima di arrivare allo stadio. Ovviamente cantano e tifano, e se incontrano sostenitori della squadra avversaria...

Ma hai vissuto anche in prima persona l'esperienza di una curva SudAmericana?

Si, mi è capitato quando la mia Università ha comprato un piccolo club e quindi sono andato a tifare con i miei colleghi, con tamburi e megafoni. A fine partita però gli ultras avversario sono venuti nella nostra zona e, dato che noi eravamo tutti ragazzi e studenti, siamo stati costretti a scappare per evitare gravi conseguenze.

Anche da voi, in curva, si porta droga e alcool?

Non dimentichiamo le armi. I controlli sono praticamente inesistenti, in special modo per gli abbonati o per chi va molto spesso allo stadio. Non c'è ne tutela ne sicurezza, e spesso, per questo, ci scappa il morto.

Noti altre differenze tra i nostri due paesi, sempre per quanto riguarda questo sport?

Da noi solitamente, quando emergono talenti, emigrano verso i campionati europei, basta vedere Vargas e Farfan. Diciamo che da voi c'è un giro maggiore di denaro che alimenta questo fenomeno. Un altra differenza consiste nei commentatori. In tutto il SudAmerica si lasciano trasportare dalla partita e coinvolgono chi la segue da casa in modo sicuramente maggiore che qui in Italia. Personalmente preferisco come fanno nel mio paese, qui i commentatori sono troppo freddi, a parte rare eccezioni come Pellegatti.

Ultima domanda: segui ancora il campionato Peruviano?

Ci provo tramite internet ma è molto difficile. Grazie a SoprtItalia invece, sono riuscito a seguire tutta la coppa America che è sicuramente di interesse più globale. Ma diciamo che sopperisco alla mancanza del calcio peruviano con quello italiano, e bene o male me la cavo.

Irwin





lunedì, 08 settembre 2008
Rubiru wrote at 16:51

Articoli sull'argomento: Repubblica

Un tributo al più famoso regista senegalese: Youtube


Ibrahim – Senegal – Impiegato presso l’Università IULM.

Da quanto sei qui e come ti trovi in Italia?

Sono qui da otto anni e devo dire che mi trovo bene. All’inizio ho trovato qualche difficoltà di integrazione nell’ambito del lavoro, ma credo sia normale. L’importante è crederci ed andare avanti, alla fine i risultati arrivano. Prima di venire in Italia ho studiato bene la cultura e la società, mettendo un occhio di riguardo all’ambito professionale. Tutto questo mi ha assolutamente aiutato ad integrarmi. Anche per il lavoro, mi sono preparato al mio paese, studiando molto e facendo così in modo di non dover sommare altre difficoltà a quelle ovvie portate da un cambiamento così radicale. Insomma, laureandomi in Scienze e Tecnologie dell’informazione mi sono costruito una base solida per lavorare in questo ambito.


Dato che lavori nella sezione di Cinema, ci puoi spiegare com’è vissuta quest’arte da voi?

Anche da noi il cinema ha sempre fatto parte della nostra cultura, come del resto in moltissimi altri paesi. Pensiamo agli anni ’60 e a Sembène, che è il pioniere del cinema sia senegalese che africano. Detto ciò, bisogna sottolineare che non è a portata di tutti ma è considerato un ambiente per soli ricchi ed entrarci è davvero molto difficile. Solo negli ultimi anni si stanno sviluppando delle scuole di cinema che possano dare all’ambiente un più ambio respiro, e questo è sicuramente un fatto positivo.

Ma quindi, da voi, il cinema è più un prodotto Nazionale o viene per la maggior parte importato?

Il nostro cinema è molto attaccato alla nostra realtà politica ed internazionale e la percentuale di film Americani sul grande schermo è molto bassa. Il confronto all’Italia il nostro è un discorso molto più identitario. I problemi dell’Africa, i conflitti culturali e la sfera economica non hanno nulla a che vedere con l’Italia ed in generale con tutta l’Europa o l’America cosa che invece tra di voi avviene. Credo sia per questo che ci rivolgiamo maggiormente al nostro cinema e badiamo poco a quello degli Stati Uniti. Il cinema riflette la cultura, ed è quindi normale che la maggior parte dei prodotti siano nazionali. Oltretutto è stata creata una specie di Hollywood Africana situata in Burkina Faso dove si svolgono vari festival che raggruppano tutti i paesi del continente. In questo modo vengono molto aiutati i ragazzi che vogliono lanciarsi nel cinema.

In Italia i film nazionali, invece, passano più che altro in televisione. In Senegal che ruolo svolge il piccolo schermo?

La situazione è completamente opposta. Anche noi abbiamo i telefilm, ma nel nostro caso la maggior parte dei programmi è straniera. E’ una vera e propria invasione e ritengo che questo sia un grosso problema. La televisione propina una cultura differente dalla nostra e la sua utenza sta aumentando sempre di più. Per fortuna, il cinema mantiene ancora le sue radici, altrimenti sarebbe una grossissima perdita. Per la televisione, questo assalto dipende dalla possibilità di mezzi, perché noi non abbiamo i budget a disposizione per contrastare le super potenze straniere.

Quindi voi importate pochissimi cinema. Per quanto riguarda l’esportazione invece?

L’esportazione passa per la promozione nelle manifestazioni, come ad esempio il Festival del Cinema Africano che si tiene a Milano, oppure quello in Burkina di cui parlavo prima, affiancato a quello di Carthage. Il nostro cinema parla della nostra cultura, ed è quindi giusto che venga promosso nell’ambito di appositi festival in cui si esporta non una singola opera, ma una porzione di cultura africana. Il nostro cinema sembra anche in fase di sviluppo. Basta vedere il riscontro sempre maggiore di pubblico che questi festival ricevono, scatenando poi dibattiti sempre molto interessanti. Ovviamente chiunque può partecipare ed è sempre un piacere vedere assieme italiani ed immigrati e scoprire questi eventi anche come luogo di incontro e di aggregazione.

Ma alla fine, in Italia, vai al cinema o preferisci guardare i film a casa?

Personalmente preferisco guardarli a casa ma legalmente, in cassetta, in dvd o tramite Sky. E’ raro che io riesca ad andare al cinema a causa dei miei impegni e del fatto che, a dire il vero, sono molto pigro e preferisco rimanere tra le mura domestiche. Questa mia scelta non è legata al costo, dato che più o meno un biglietto ha lo stesso prezzo che da noi, ovviamente relazionandolo al costo della vita. Un dettaglio che non ho detto però, è che ultimamente in Senegal molte sale stanno chiudendo a causa della concorrenza della televisione e, soprattutto, della pirateria. Paradossalmente l’industria cinematografica si sta sviluppando ma si fa sempre più fatica a trovare i luoghi dove proiettare le opere prodotte che trovano spazio nei cineforum e nei festival. Se continua così, si rischia che la televisione e la pirateria ammazzino il cinema.

Ibrahim





domenica, 07 settembre 2008
Rubiru wrote at 18:18



Ecco il montaggio delle interviste realizzate durante la scorsa estate.




domenica, 07 settembre 2008
Rubiru wrote at 17:31

Articoli sull'argomento: Repubblica TGcom

Racconti a puntate sulla storia di Wojtyla:
Youtube(1) - Youtube(2)


Matteo - 23 anni – Polonia - Studente

Da quanto sei qui in Italia?

Sono a Milano dal 25 settembre dell’anno scorso e devo dire che mi trovo bene, anche perché non è la mia prima esperienza in Italia, avendo lavorato per quattro stagioni a Rimini come Pr.

Parlando delle relazioni tra il tuo Paese d’origine e il nostro, abbiamo notato che la Polonia ha richiesto in patria il cuore di Carol Wojtyla. Che ne pensi?

Si, ho sentito questa notizia e mi sono informato un poco perché mi sembrava una cosa un poco strana. Ho notato però che la maggior parte, o almeno la metà, dei cittadini è contraria a questa richiesta perché sarebbe una mancanza di rispetto riaprire la tomba di Giovanni Paolo II per portarne il cuore in Polonia. Tutti i Papi stanno in Vaticano perché sono personaggi internazionali, indipendentemente dal proprio paese d’origine, non vedo perché si dovrebbe fare differenza.

Ma quindi, se la maggior parte non vuole che ciò avvenga, com’è nata questa richiesta?

Perché in Polonia l’opinione pubblica e le cariche amministrative stanno un po esagerando. Quando Wojtyla è morto, nel mio paese si è sviluppato un vastissimo fenomeno consistente nel chiamare scuole, chiese, ospedali, vie e qualunque altra costruzione possibile con il nome del Papa appena deceduto. Nonostante sia un gesto doveroso, per più i quattro mesi dalla data del decesso abbiamo decisamente esagerato. Sembra quasi che ci si accorga della sua nazionalità solo dopo la sua scomparsa. E tutto ciò non è da imputare semplicemente ai cittadini, ma in buon modo anche ai mass media e alle cariche istituzionali. Credo che la richiesta del cuore vada vista sotto la stessa ottica.

Però so che il tuo popolo è molto legato a Carol Wojtyla, quindi una richiesta così non sarebbe suonata poi stranissima …

Diciamo che è pur sempre un personaggio polacco “famoso” e forse ci sentiamo legati a lui più che ad altri Papi. Anche lui d’altronde era molto legato alla sua terra, ci tornava spesso appena ne aveva l’occasione. Una volta, dovendo andare in Germania e non avendo la possibilità di fermarsi in Polonia, ha comunque sorvolato Cracovia con il suo elicottero, una sorta di visita simbolica. Forse questa richiesta potrebbe derivare anche da un nostro scusarci, perché magari non abbiamo contraccambiato degnamente a questi suoi gesti o invece come orgoglio, perché è indiscusso che abbia fatto tantissimo bene, e non solo alla Polonia. Era molto rispettato e legato alla sua terra. Senza sminuire nulla, non c’è paragone con chi sta ora al soglio pontificio.

Quindi Joseph Ratzinger non è un papa amato dai polacchi, giusto?

Non è che non ci piace, ma è tedesco e c’è un passato alle spalle che non può non farsi sentire. Certo, ora a livello politico non ci sono problemi ne tensioni, ma molti dei miei connazionali stanno facendo buon viso a cattivo gioco, perché si sa bene cosa successe tra i nostri popoli. Molte persone c’erano, e i giovani hanno studiato a fondo quegli avvenimenti sui libri di storia. Il rapporto è quindi meno forte, e so che può sembrare brutto, ma non si è ancora pronti a dimenticare dato che sono passati soltanto una cinquantina d’anni.

Dato questo cambiamento, com’è vissuta ora la religione in Polonia?

Penso che, dopo la morte di Giovanni Paolo II, la frequenza in chiesa della gente polacca sia diminuita perché, se si escludono i mesi successivi al decesso e il momento di “eccitamento” di cui ho già parlato, sicuramente ora la tendenza è negativa. Anche il rapporto con la chiesa è cambiato, molte persone non seguono più come prima, probabilmente a causa del cambiamento del Papa. So che la religione è rimasta uguale ma per noi la figura del Pontefice è fondamentale. Penso che l’atteggiamento avuto dai polacchi però sia riscontrabile anche in altre parti del mondo, dato che ora la gente è giusto che si prenda del tempo ed osservi l’operato di Benedetto XVI. Quasi tutti avevano fiducia in Wojtyla, ma questa l’aveva ben guadagnata nel tempo. Ora semplicemente bisogna aspettare e vedere, anche se il confronto non è assolutamente facile.

Chiudiamo questa parentesi e torniamo alla richiesta della Polonia. Dici che non viene dai cittadini, allora perché le istituzioni l’avrebbero formulata? Forse per interessi economici?

Si sta semplicemente esagerando. Non è il caso. Era un Papa, non un compositore o un rappresentante politico. Non bisogna vederlo come un polacco perché quando è divenuto Papa ha lasciato la sua nazionalità per divenire una personalità internazionale, un cittadino di tutto il mondo. Bisognerebbe capire questo, e con ciò non intendo sminuire quanto noi siamo legati alla sua figura, ma si tratta di semplice buon senso. Se si guarda il lato economico potreste aver ragione, ed è più o meno la stessa cosa che voi state facendo con Padre Pio. Lo avete “esposto” ma non certo per facilitarne la preghiera, dato che la fede non ha bisogno di questi mezzi per essere espressa. In questo modo si attirano curiosi e diviene una moda, e non dubito che con Wojtyla la cosa sarebbe identica. Si attirerebbero turisti a Cracovia, ma questa motivazione non mi piace per nulla. Se si è veramente fedeli e si vuole andare a trovare la sua salma, bisogna andare in Vaticano perché è li che sono seppelliti tutti i Papi ed è quello il luogo più importante per la religione Cattolica.
Matteo





martedì, 24 giugno 2008
Rubiru wrote at 13:33

Articoli sull'argomento: Corriere della sera

Lo spot elettorale della Lega Nord: Youtube

 

Andreea – 24 anni – Romania – Studente in scienze della comunicazione

Da quanto sei qui e come ti trovi in Italia?

Sono in Italia da 11 anni ma non mi sono integrata ancora al cento per cento. Credo che sia molto difficile, soprattutto al Nord, perché qui c’è un ambiente abbastanza chiuso e di certo i media non aiutano a dare una buona immagine dello straniero. In particolar modo, credo che qui non ci sia una stampa libera e che essa, spesso, usi gli stranieri come capro espiatorio. Riuscendo a leggere, tramite internet, i giornali esteri e facile rendersi conto che in Italia emerge solo un punto di vista. Certo, i giornali liberi online cono un altro discorso, ma le grandi testate credo siano subordinate agli interessi economici.

Dopo le elezioni, è stato dato grande spazio al “fenomeno Lega”. Cosa ne pensi?

Leggo questo fenomeno con grande stupore, e penso che sia causato dalla mancanza di voglia di pensare e di cambiare presente in tutta Italia. I giovani non sono più critici ma passivi, non riescono a guardare la realtà con un proprio punto di vista e assimilano semplicemente quello che i mass media, di parte, offrono a loro. Adesso hanno scelto la destra a causa della delusione del mandato di sinistra, senza cercare nessun’altra opzione valida. Questo dovrebbe fare pensare.

Come vedi ora il tuo prossimo futuro, provenendo da una delle nazioni prese più di mira da proclami e annunci dell’attuale maggioranza?

Il problema non è solo la Lega, anche se questo movimento vede gli immigrati come un problema e non ci facilita assolutamente la vita. Ma in realtà è la politica in generale che non funziona. Basta vedere l’episodio del rumeno avvenuto a Novembre. Accusato di aver violentato ed ucciso una ragazza, ha provocato molto scalpore sui media italiani e ha scatenato una propaganda non indifferente contro i rumeni. Penso che questo sia stato fatto con uno scopo politico, per favorire la salita di Alemanno a Roma. Se così non fosse, non si capirebbe come mai la stampa rumena, dopo una sola settimana, parlava di furto e di incidente, non si violenza sessuale e omicidio colposo, fatto effettivamente emerso in Italia ma a distanza di sei mesi e senza la pressione che avrebbe dovuto avere, considerando lo scalpore causato dalla notizia iniziale. E’ proprio una questione generale di pregiudizio e un’intenzione di stigmatizzare lo straniero, facendolo apparire come un nemico.

Tutto questo l’hai notato anche nella tua vita?

Oh si, tante volte, anche sul lavoro. Anche all’interno dello Iulm ci sono stati molti disguidi durante lo svolgimento delle mie 150 ore. Poi ovviamente si potrebbe pensare che i problemi lavorativi non siano dovuti al razzismo ma ad antipatie o incompetenze, ma qui non si parla di un singolo caso isolato. Anche nel mio primo lavoro, per vari problemi e atteggiamenti scorretti, sono stata costretta a denunciare la ditta. Avendo vinto la causa ed essendo stata risarcita, mi pare ovvio che in questo caso i problemi derivanti da discriminazione ci sono stati. Però tu hai avuto la prontezza di andare dal sindacato. Molti non ce l’hanno e subiscono passivamente. Si, molti stranieri hanno paura di proporre cause, anche perché molti sono costretti a lavorare in nero e a subire qualunque sopruso. Molti sopravvivono più che vivono, in special modo stranieri ma non solo. Nelle altre città europee si nota un’umanità diversa, un approccio diverso. Io faccio ancora fatica dopo undici anni, e i primi amici sono riuscita ad averli dopo ben quattro anni. I mie genitori mi hanno portata qui sia per opportunità lavorative che per lo studio perché prima del 2007 i diplomi rumeni non erano riconosciuti all’estero. Alla fine ogni esperienza ti insegna qualche cosa e non sarei quella che sono se non fossi venuta qui. E’ stata una buona scuola e mi ha dato gli strumenti per vedere il mondo con occhi differenti diversi occhi.

A proposito di lavoro, cosa ne pensi delle proposte della Lega riguardo ai requisiti per entrare in Italia?

Sono requisiti veramente assurdi. In Italia, spesso, si fanno le cose tanto per farle, guardando al guadagno immediato e senza pensare al futuro. Come può un immigrato arrivare ed avere già un lavoro se anche gli italiani fanno fatica a trovarlo e si appoggiano spesso ad agenzie interinali? Si può pensare a qualche caso di lavoro trovato online, o grazie a parenti già presenti sul suolo italiano, ma sarebbe una percentuale bassissima. Vorrei vedere, allora, quanti italiani accetterebbero di fare le badanti oppure di lavorare come bassa manodopera, solitamente sottopagata. In Europa ci dovrebbe essere libertà di movimento, sempre e comunque nel rispetto delle leggi. Queste proposte vanno completamente contro a questo principio.

Però si dice che nelle città in cui il Sindaco è leghista ci sono le migliori percentuali di integrazione!

Ma non è il modo, è palese che la Lega abbia delle discriminazioni. A dire il vero, guardando la quantità dei voti che ha preso, non sono solo i militanti a pensarla così. Tutto il mondo si è stupito quando ha letto i risultati elettorali, perché gli immigrati devono essere visti come una fonte di arricchimento e se c’è dell’immigrazione criminale, la soluzione non è quella di chiudere le frontiere ma di imprigionare e condannare chi delinque. Sicuramente sarebbe meglio anche per gli stessi immigrati che le punizioni fossero realmente date a chi commette reati. Da questa situazione emerge poi una fastidiosissima etichetta, perché se si nota, non viene quasi mai fatto il nome dello straniero che delinque, ma egli viene invece riconosciuto semplicemente con la sua nazionalità. Si arriva quasi a confondere e a mischiare zingari, rumeni e albanesi, e questo grazio all’immagine che i media danno degli immigrati. Tornando alla dichiarazione sulle percentuali di integrazione, basta far espatriare tutti gli immigrati e l’integrazione salirebbe vertiginosamente.

Riguardo all’istituzione dei poliziotti di quartiere?

Come ho detto prima, non penso proprio che la forza e la violenza siano la soluzione. Ed il problema non sono gli immigrati, ma la criminalità intessuta negli strati più bassi della popolazione. E trovare una soluzione è molto difficile perché ci sarebbe da cambiare proprio la mentalità, e senza l’appoggio di stampa e mass media non è certo una situazione semplice. Le cose positive vengono assimilate passivamente e noi, che non abbiamo i mezzi, più che manifestare e cercare di donare una visione differente non possiamo fare.

Però internet e le nuove tecnologie potrebbero aiutare, no?

Credo che internet sia l’invenzione del secolo, perché unisce chi vuole informarsi con chi è disposto a donare informazioni. Con internet si esce un poco dalla concezione de comunicazione di massa, perché riesce a donare, per chi ha realmente voglia i cercare, una visione a 360°. Non accettarlo è sintomo di una società che ha problemi a relazionarsi con l’opinione altrui, che ha paura del diverso. Siamo in una situazione dove nessuno si dichiara razzista, ma dove al contempo ci si adegua passivamente e non si prova a proporre nemmeno un minimo di integrazione. E non è assolutamente così nel resto d’Europa. In Italia mancano l’informazione, e questo porta all’ignoranza che, normalmente, sfocia in pregiudizi ed in razzismo. Il tutto magari non è fatto in modo cosciente, ma seguendo chi con più forza riesce a far sentire la sua voce, ed in questo caso si tratta della Lega. Questo movimento parla di sicurezza e di certezza della pena, ed è logico come questi siano i reali problemi dell’Italia. Ma che essi siano relazionabili univocamente agli stranieri non è per me giustificabile, ma la massa che non pensa si adegua a questa opinione senza avere una propria opinione critica.
Rassegnati alla Stampa





lunedì, 23 giugno 2008
Rubiru wrote at 12:37

Articoli sull'argomento:
Repubblica Corriere Il Giornale


Ragazzi spagnoli in Erasmuss a milano: Youtube

 

Marina (M) – 21 – Spagna – Studente di Pubbliche Relazioni e Pubblicità
Cesare (C) – 22 – Spagna – Studente di Pubbliche Relazioni e Pubblicità



Com’è essere uno studente Erasmus a Milano?

M: Mi trovo bene,anche se Milano è una grande città, non come Salamanca che è una città per studenti, qui la gente lavora. Oltretutto è una città molto cara, ma a me piace. Alla fine dipende da cosa cerchi, io non pretendo parchi e verde, ma moda e negozi. E quindi va bene.

C: La mia prima impressione non è stata positiva, specialmente perché vengo da un piccolo paese. Certo, mi hanno trattato bene, ma c’è tantissima confusione e spesso rischi di essere trascinato. Oltretutto è carissima, basta vedere i prezzi dei bar. Però questa è la prima impressione, poi inizi a capire com’è la vita a Milano e cambi idea. Credo sia una città brutta ma che con il tempo inizia a piacere.

Quali sono le principali differenze con la Spagna?

C: Beh, rispetto alle feste, la Spagna è la Spagna come per la moda è l’Italia. Poi, come dicevo prima, anche per le feste, Milano è veramente cara. E poi le serate durano poco, alle 4 sono già a casa. Da me durano fino alle 8 del mattino, dopodiché vai con amici a fare colazione e verso le 10 sei a casa, pronto a riposare.

M: In spagna ci sono posti più piccoli dove però non paghi l’entrata. Da noi si passa da un locale all’altro e ci si muove tutta la sera. Qui invece, se entri n un locale, bene o male ci passi l’intera serata. Per gli Erasmus poi è davvero diverso, perché Salamanca vive sugli studenti e si svuota quando non ci sono i corsi. La citta ha cartelli in differenti lingue, ed è a misura di ragazzi. Qui a Milano è completamente diverso e assolutamente più dispersivo. Diciamo che questa città va benissimo per gli sbocchi professionali, ma si fa fatica ad ambientarsi.

Come vi spostate per Milano?

C: Con il Taxi, anche se penso sia assurdo doverlo prendere quando chi non ha la macchina, normalmente, è perché non ha abbastanza soldi. Come fa allora? Poi magari vieni incentivato a chiedere passaggi, e poi succedono le violenze. A noi va bene perché Marina abita vicino al The Club, e io magari mi fermo a dormire da lei, ma in certe discoteche, o Taxi o nulla.

M: Di sera per forza Taxi, è quello che fa salire i prezzi. Di giorno anche con l’autobus, ma il trasporto pubblico è decisamente insufficiente. In spagna ci sono anche di notte, ed è sicuramente meglio.

Ma non tornate a piedi solo per la distanza, o anche per senso di insicurezza?

M: Per entrambi i motivi, ma sicuramente di notte non andrei in giro da sola. Una volta mi è capitato perché ho perso i mezzi, e non è stata una bella esperienza

C: Certe zone poi, fuori dal centro, non sono certo consigliabili. Penso che Milano sia pericolosa, soprattutto per le donne. Quello che è successo al The Club e gli avvenimenti alla Stazione Centrale sono esempi. In Spagna queste cose non succedono.

Ora che siamo in argomento, parlatemi un poco di queste feste Erasmus

M: Dopo pochi giorni dal nostro arrivo c’è stata una riunione con l’organizzazione che ti spiega tutto, specialmente le feste e gli aperitivi. C’è un evento al giorno, ed è una cosa sicuramente positiva perché, all’inizio, sei veramente spaesato. Però a lungo andare diventa pesante, anche perché molti hanno l’obiettivo solo di ubriacarsi per poi andare a letto con i primi che si incontrano. Questo non mi piace. E poi rischi di conoscere solo spagnoli, a questo punto rimanevo a casa.

C: Le feste Erasmus sono belle all’inizio, ma poi non puoi andarci sempre, perché finisci per stare solo con stranieri e non conoscere la cultura del paese che ti ospita. Poi ovvio, alcune serate le fai, perché costano veramente poco, con 10 euro entri e hai o due o tre drink. E parliamoci chiaro, alla fine a queste feste si va per bere ed ubriacarsi, se no non ha senso, e lo sanno benissimo anche gli organizzatori, basta vedere quello che ti offrono da bere.

E in queste condizioni, risulta anche normale fidarsi del primo che si incontra?

M: No, dipende dalla personalità. Certe mie amiche in Spagna lo fanno tranquillamene, io no. Ma poi penso anche che avere questo atteggiamento in un paese straniero sia più facile ma anche più pericoloso. Ma nonostante quello che è accaduto, giovedì prossimo tornerò al The Club. Magari starò un poco più attenta, ma non credo. Mi è sembrato molto strano l’accaduto perché quella mi sembrava una zona sicura.

C: Bisogna poi distinguere tra donne e uomini. Solitamente è l’uomo che propone di uscire, ma io certamente, anche se sa io che lei siamo ubriachi, non mi metto a violentarla! Poi qui entra in gioco il razzismo, ma penso che ne italiani ne spagnoli andrebbero con un egiziano, perché qui sappiamo i fatti di cronaca. Bisogna sempre stare attinti. Poi c’è sempre una dose di sfortuna. 


Voi avete mai percepito pericolo nelle feste Erasmus?

M: Beh, si vede spesso gente veramente ubriaca e tantissimi ragazzi che cercano la ragazza che sta peggio per portarla a letto. Ma non credo che questo capiti solo nelle feste tra stranieri. Però penso che quando sei all’estero badi meno a quello che fai. Le studentesse straniere sono notoriamente tutte pazze, sia per come si comportano che per come si vestono. Nel proprio paese ci si comporta sicuramente in modo differente.

C: Io sono maschio, e mi è capitato di comportarmi così, a volte. Ma lo faccio anche in Spagna! Gli italiani lo fanno spesso però, di andare apposta a cercare la straniera sia perché solitamente è ubriaca, sia perché sembra abbia più fascino. Ad ogni modo, questo fatto è stato un episodio e non credo ricapiterà, è stata una concatenazione di eventi sfortunati, ed ora ci saranno più controlli e, magari, le ragazze staranno più attente. Le feste Erasmus sono pericolose, ma solo per il fegato.

Ciò che è accaduto si potrebbe quindi ritenere un concorso di colpa?

C: Assolutamente no, io posso mostrarmi quanto voglio e ubriacarmi tranquillamente ma ciò non vuol dire che si possa abusare di me! La colpa non è della ragazza ne dei suoi genitori, ma del ragazzo che si riscalda troppo facilmente. Quando la ragazza è ubriaca deve essere ancora più attenta e non fidarsi.

M: Insomma, comunque la ragazza sta tentando. Non dico che è colpa sua, ma se si fosse trattenuta un poco di più… Anche a me è capitato di subire corteggiamenti e simili, ma basta non uscire da sola con lui, e queste cose si evitano






lunedì, 23 giugno 2008
Rubiru wrote at 12:16

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